Maldive, Tuvalu e Kiribati: le Atlantidi dell’era contemporanea
Nel corso degli anni, le Maldive, Tuvalu e Kiribati, sono divenute emblematiche delle popolazioni severamente toccate dalle conseguenze del cambiamento climatico. Il 17 ottobre 2009, il governo delle Maldive richiamava l’attenzione della comunità internazionale sulla sorte incerta del suo Paese, di cui la stessa esistenza sembrerebbe minacciata dall’innalzamento del livello del mare che deriva dall’espansione termica degli oceani e dalla fusione dei ghiacciai. Le Maldive costituiscono uno dei Paesi più densamente popolati del Pianeta, nonché uno dei Paesi più piani: il punto più alto non supera i 2,4 metri di altezza, la maggior parte dei territori non oltrepassa il livello medio dell’oceano di più di un metro. Le previsioni scientifiche sono ancora imprecise in ragione delle incertezze sulla dinamica dei ghiacciai, ma secondo l’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sull’ evoluzione del clima (GIEC), l’innalzamento del mare potrebbe raggiungere circa un metro da ora al 2100. Se ciò dovesse avvenire le Maldive saranno inghiottite dalle acque. Inoltre, le inondazioni, dannose per le scarse riserve idriche e le precarie infrastrutture, sono sempre più frequenti, e nell’oceano Indiano gli tsunami sono purtroppo un fenomeno ricorrente. I problemi sono acuiti anche dalla scarsa attenzione ambientale e, soprattutto, da parte dei tour operators. Vi è quindi una scarsa attenzione alla salvaguardia del territorio che è, invece, sottoposto alla costruzione di nuove isole-resort e di nuovi alloggi per turisti, che mettono ancora più a rischio lo sviluppo, la pesca e la corretta conservazione dei coralli. Non solo le Maldive potrebbero sparire sotto gli effetti del cambiamento climatico ma anche gli Stati di Tuvalu e Kiribati, costituiti da piccole isole così basse che potrebbero diventare inabitabili. Come queste, molte altre piccole isole-stato hanno il terrore di essere spazzate via dal Pianeta, sommerse dall’innalzamento dei mari. In 44 (39 isole stato e 5 osservatori), provenienti da tutti gli oceani e le regioni del mondo – Africa, Caraibi, Oceano Indiano, Mediterraneo, Pacifico e Mar Cinese Meridionale – e riunite nell’Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS) hanno alzato la voce nei negoziati della Conferenza delle parti sul clima a Parigi affinché l’accordo punti a contenere a 1,5 gradi centigradi l’aumento medio delle temperature rispetto all’era preindustriale. Un aumento più alto, infatti rischia di farle scomparire dall’atlante. Secondo una ricerca appena presentata alla COP21 dalla United Nations University Institute for Envinronment and Human Security (UNU-EHS) su un campione rappresentativo di abitanti delle Tuvalu e delle Kiribati, il 70% sostiene di dover emigrare nei prossimi anni se le condizioni climatiche dovessero peggiorare. Peccato che solo il 25% della popolazione avrebbe i soldi per poterlo fare mentre gli altri rimarrebbero intrappolati in un ambiente ostile.
Location
Isdhoo, Atollo Laamu, South Central Province, Maldive,
Olosau Beach, Vaitupu, Tuvalu, Polynesian island
Tabwakea, Kiribati
Environmental impact
- Water pollution
- Land degradation (e.g. drought, soil contamination, erosion and desertification)
- Biodiversity loss – Ecosystem destruction
- Alteration of landscape aesthetics and built heritage
Other: Internal Mobility
Ethical/ legal issues
- Health and well-being
- A clean and prosperous environment and a safe and pleasant habitat
- Opportunities to work and leisure
- Access to public goods/ resources and products
Information sources & materials
Scientific/ academic books and chapters
Cournil C., Mayer B., Les migrations environnementales. Enjeux et gouvernance, Presses de Sciences Po, Paris, 2014.
Scientific/ academic reports
Legambiente, Profughi Ambientali: cambiamento climatico e migrazioni forzate, Legambiente onlus, 2013.
Online books and newspaper, magazine, encyclopedia, or blog articles
http://www.internal-displacement.org/globalreport2016/#ongrid
Contributor(s)
Giulia Gizzi, giulia.-91@hotmail.it, student in Roma 3 University of Rome, Italy

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